sabato 27 aprile 2013

Stress e performance sportiva: come il livello di stress influenza la qualità della nostra prestazione sportiva – 2a parte


Eccoci alla nostra seconda puntata sullo “stress e performance sportiva”. Nella prima abbiamo visto come un livello ottimale di stress ci permetta di rendere al meglio, utilizzando a pieno le nostre potenzialità. In questa parte ci interrogheremo su come leggere a quale livello di stress siamo e come riportare il livello di stress ad un livello ottimale, migliorando così le nostre prestazioni.
stress
Come potete osservare nella parte destra della curva (già presente nel precedente articolo) abbiamo inserito 3 livelli. Ad ognuno di questi livelli corrisponde un livello progressivamente crescente di stress. Nel punto 1 il nostro livello di stress supera il livello adeguato, nel punto 2 è eccessivo e nel 3 è decisamente poco sopportabile. Lo stress a questi 3 livelli, e in tutti i punti a destra della curva, influenza negativamente le nostre prestazioni.
Faccio un esempio: se la sera prima di una gran fondo mi trovo al punto 3 probabilmente potrei incorrere in difficoltà ad addormentarmi, avendo così meno energie la mattina seguente. Inoltre, al crescere dello stress si assiste ad un aumento del battito cardiaco, che in gara ci porterà ad avere meno gioco cardiaco all’aumentare dello sforzo. Un aumentato battito cardiaco si associa anche ad un crescente consumo energetico, che in una competizione di resistenza ci potrebbe danneggiare, facilitando l’insorgenza di crisi. Da quanto detto risulta di notevole importanza riuscire a portare il nostro livello di stress nella parte centrale della curva, indicata con il termine “eustress”.
Come fare?! La risposta sta nel sapere ascoltare il nostro corpo o nell’imparare ad ascoltarlo. Lo stress ci parla attraverso il mal di testa, una tachicardia, la velocizzazione del respiro, l’aumento delle funzioni urinarie o intestinali, dolori gastrici o difficoltà digestive, l’affaticamento visivo, stanchezza, dolori cervicali. Ogni parte del nostro corpo ci può dire a che punto siamo su questa curva. Importante sottolineare che ogni corpo ha un suo linguaggio e bisogna imparare a parlare proprio il linguaggio del nostro corpo se vogliamo leggere il nostro livello di stress.
Per capire come può parlarci il nostro corpo, porto il mio esempio personale di funzionamento. Ai 3 livelli il mio corpo mi parla con segnali differenti:
Punto 1: percepisco il battito cardiaco accelerare e sento il sangue affiorare alle mie guance.
Punto 2: sento il mio stomaco appesantirsi e incontro alcuni problemi digestivi.
Punto 3: il mio pensiero si annebbia e fatico ad ascoltare quando le altre persone mi parlano.
Come detto prima questi esempi valgono unicamente per me e mi aiutano a leggere il mio livello di stress, ma non possono essere generalizzati per tutti. Per alcuni di voi, ad esempio, al punto 1 potrebbe esserci un affaticamento visivo, al punto 2 un leggero mal di testa e al 3 un disagio intestinale. Ognuno di noi a questi 3 punti ha segnali individuali.
A questi miei 3 livelli di stress ho 3 antidoti differenti che, come prima, valgono per me e non è detto che siano generalizzabili. Ve li propongo:
Punto 1: passo qualche minuto da solo.
Punto 2: prendo la bici e vado a fare la salita del Sacro Monte a Varese.
Punto 3: Passo una giornata in casa e mangio cibi saporiti in grande quantità.
Quando mi accorgo di arrivare al punto 1, 2, 3 so che intraprendendo queste attività il mio livello di stress si abbassa e rientra nella fascia produttiva. Chiaramente è molto più semplice riportare il mio stress ad un livello ottimale se sono al punto 1, mentre se sono al punto 3 dovrò fare più fatica ed impiegare più tempo. Se pongo molta attenzione al mio corpo e al segnale che il mio corpo mi fornisce al punto 1, potrò rispondere celermente avendo effetti efficaci in poco tempo.
Se nel fine settimana ho una gran fondo o un’attività sportiva a cui tengo dovrò stare attento a non far superare il punto 1 o al massimo il 2, altrimenti non riuscirò a riallinearmi per la competizione diventando performante.
A mio avviso, credo sia molto importante interrogarci su come il nostro corpo ci parla e di come noi possiamo rispondergli. Per fare questo potete domandarvi come il vostro corpo parla a questi 3 livelli di stress e se avete delle strategie, che possono funzionare a questi livelli. Buona riflessione.
Ciao,
Cesare

domenica 17 marzo 2013

E se avessi bisogno di stress? vi presento i Sensation Seeker

Il nostro cervello ha una necessità fiseologica di stimoli, evidenziata fin dal 1908 da Yearkes e Dodson e approfondita da Eric Berne, che l'ha rinominata "fame di stimoli". Questa "fame di stimoli" appartiene a ogni essere umano e più in generale a ogni essere vivente. Per comprendere quanto sono importanti gli stimoli esterni per un essere umano basta pensare a quale sia la più grande punizione del sistema penitenziario: la cella d'isolamento.
Alcuni di noi hanno però una fame maggiore di stimoli e per soddisfare questo bisogno mettono in atto una ricerca attiva di stimoli, che si configura come una vera e propria componente di personalità. Possiamo nominare queste persone Sensation Seeker.
Conoscete qualcuno che pratica bunjee jumping, rafting o sport pericolosi? Bene, potrete comprendere quanti stimoli abbiano bisogno per soddisfare la loro fame. Come si comportano questi Sensation Seeker? Nella vita personale cercano di avere molte relazioni, sia amicali, che intime; difficilmente rileggono un libro o rivedono un film, seppur li abbiano amati profondamente; professionalmente cambiano lavoro ogni 2/3 anni o spingono per crescere o imparare nuovi aspetti. Non è detto che si è Sensation Seeker in ogni ambito della vita, ma quando ricerchiamo stimolazione abbiamo un alta percentuale di poterci riconoscere in questa componente di personalità.
I Sensation Seeker amano i cambiamenti, perchè densi di stimoli e di stress. Un Sensation Seeker ha in un certo senso bisogno di stress. Ne ha bisogno per saziare la sua fame. Ora immaginiamo Felix Baumgartner (Sensation Seeker), l'appassionato di sport estremi, che si è buttato col paracadute da più di 30.000 km di altitudine, che viene assunto come collaudatore di materassi. Secondo voi come vivrà questa situazione lavorativa? Sicuramente sarà molto a disagio e vivrà una forte frustrazione.
Se siete Sensation Seeker avete bisogno di svolgere una professione che vi permetta di "stressarvi". Cosa intendo? Avete bisogno di lavorare molto o di intraprendere compiti complessi e sfidanti, affiancare più mansioni o professioni o avere molte relazioni umane sul luogo di lavoro. Un Sensation Seeker dopo una giornata densa di impegni è stanco, ma felice. Cosa significa e a cosa può servire quanto scritto? Chiederci se siamo o meno dei Sensation Seeker ci può aiutare a cercare una posizione lavorativa in linea con i nostri bisogni, diminuire le frustrazioni e aumentare il senso di appagamento personale.

giovedì 7 febbraio 2013

STRESS E CORPO

Tutti abbiamo un organo nel nostro corpo più sensibile degli altri. Quando lo stress aumenta lo possiamo percepire in questo organo, che inizia a mandarci segnali, chiedendoci di prenderci cura di noi. Come ognuno di noi reagisce in modo unico e singolare allo stress, anche la parte del corpo che accumula lo stress può variare da persona a persona. 
Alcuni di noi sentono lo stress sullo stomaco, altri alla testa, al cuore, ai polmoni, ai reni e all'intestino. Alcuni lo percepiscono sulla pelle e via dicendo.

IL CORPO GRIDA… Quello Che La Bocca Tace…
La malattia è un conflitto tra la personalità e l’anima.
Molte volte…
Il raffreddore “cola” quando il corpo non piange…
Il dolore di gola “tampona” quando non è possibile comunicare le afflizioni.
Lo stomaco “arde” quando le rabbie non riescono ad uscire.
Il diabete “invade” quando la solitudine duole.
Il corpo “ingrassa” quando l’insoddisfazione stringe.
Il mal di testa “deprime” quando i dubbi aumentano.
Il cuore “allenta” quando il senso della vita sembra finire.
Il petto “stringe” quando l’orgoglio schiavizza.
La pressione “sale” quando la paura imprigiona.
Le nevrosi “paralizza” quando il bambino interno tiranneggia.
La febbre “scalda” quando le difese sfruttano le frontiere dell’immunità.
Le ginocchia “dolgono” quando il tuo orgoglio non si piega.
Il cancro “ammazza” quando ti stanchi di vivere.
Ed i tuoi dolori silenziosi? Come parlano nel tuo corpo?
La malattia non è cattiva, ti avvisa che stai sbagliando cammino.
Mi sembra bello condividere questo messaggio:
LA STRADA PER LA FELICITÀ NON È DRITTA.
Esistono curve chiamate Equivoci
Esistono semafori chiamati Amici,
Luci di precauzione chiamate Famiglia
E tutto si compie se hai:
Un cerchione di risposta chiamato Decisione
Un potente motore chiamato Amore
Una buona assicurazione chiamata Fede
E abbondante combustibile chiamato Pazienza.
Alejandro Jodorowsky

cesare.picco@psicologibusto.it
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lunedì 28 gennaio 2013

STRESS E PERFORMANCE SPORTIVA: come il livello di stress influenza la qualità della nostra prestazione sportiva


Lo stress viene definito come “una reazione adattiva di un organismo stimolato da fattori esterni. Stress è indifferentemente la risposta a un eccesso o a una mancanza di stimolazione rispetto a un livello ottimale al quale corrisponde il miglior funzionamento dell'organismo” (Selye, 1956).


Prima iniziare a riflettere sul grafico è importante fare una precisazione: questa rappresentazione è solo indicativa del rapporto tra livello di stress e performance, perché ogni persona ha una curva con una forma unica e singolare.

Iniziamo ad analizzare questo grafico; sull’asse orizzontale è indicato il livello di stress, che all’incrocio degli assi è minimo e mentre ci spostiamo verso destra aumenta progressivamente. Sull’asse verticale è indicato il livello della performance/della prestazione, che all’incrocio degli assi è scadente e mentre procediamo verso l’alto migliora, fino a raggiungere livelli ottimali. Guardando attentamente il grafico scopriamo che a livelli bassi di stress, la nostra performance sportiva sarà scadente.  Al crescere dello stress, anche la nostra performance migliora, fino a raggiungere un punto massimo (il nostro top). Passato questo livello di stress la performance cala, in un primo momento rimanendo soddisfacente, per poi tornare ad essere scadente ad un aumento ulteriore di stress. Cosa possiamo concludere?
  1. Se sono poco stressato la mia performance sportiva sarà scadente
  2.  Se sono molto stressato la mia performance sportiva sarà scadente
  3. Se sono abbastanza stressato la mia performance sportiva sarà buona

Prendiamo qualche esempio concreto in ambito calcistico. Torniamo indietro di qualche anno: finale di Champions League Milan-Liverpol giocata ad Instanbul. Alla fine del primo tempo il Milan era in vantaggio 3 a 0. Segnarono Maldini e poi Crespo per due volte. E’ ipotizzabile che i giocatori del Milan siano entrati in campo con un livello di stress ottimale, che è quindi coinciso con un livello di performance massimo. Alla fine del primo tempo i giocatori, forse paghi, si sono probabilmente sentiti già al sicuro. Questo ha portato a una brusca riduzione del livello di stress, che ha prodotto una riduzione brusca della performance. Passando a un esempio più generico, capita spesso che importanti squadre di serie A incontrino in coppa Italia degli avversari delle leghe minori e rischino di perdere o perdano per uno scarso impegno e un approccio molto rilassato (basso stress). Questi esempi ci chiariscono come un basso livello di stress possa danneggiare le nostre competizioni sportive. Quindi il primo punto da evidenziare è che per rendere al meglio durante una competizione sportiva è necessario avere un livello di stress sufficientemente alto, mentre se al contrario siamo poco stressati non riusciremo ad utilizzare tutte le risorse a nostra disposizione (punto 1).

Ora pensate al più forte giocatore italiano di calcio degli ultimi 30 anni. Molti di voi staranno pensando a Roberto Baggio. Baggio è stato un giocatore dalla tecnica sopraffina, capace di lanciare e calciare il pallone sempre con grande controllo e precisione. Baggio, per queste sue doti, probabilmente durante gli allenamenti era capace di calciare una lunga serie di rigori con un’altissima probabilità di realizzazione. Ora però pensate al Baggio rigorista durante le partite trasmesse in televisione e vi tornerà alla memoria il rigore sbagliato durante la finale con il Brasile ad USA ’94, come ad altri errori. Come possiamo spiegarci questo fatto? Uno sportivo può essere anche molto competente in un’attività, ma se viene sottoposto ad alti livelli di stress, la sua performance cala vistosamente (punto 2). Per questo, Baggio quando si è trovato alla lotteria dei rigori in una finale mondiale ha provato un forte stress, che l’ha portato a sbagliare.

Quanto ci stiamo dicendo ci porta a concludere, che lo stress per farci rendere al meglio durante le nostre performance sportive non deve essere ne troppo alto, ne troppo basso. Lo stress deve essere abbastanza alto. Questo ci permette di rendere al meglio. Se pensiamo ai film sul rugby, sul basket o su qualsiasi sport sarà facile ricordare come le squadre si carichino prima di entrare in campo, lanciando urla propiziatorie o promettendosi di sconfiggere l’avversario. L’haka degli All Black, la danza svolta dalla famosa nazionale di rugby, non serve unicamente per spaventare gli avversari, ma anche per alzare il livello di stress. Se tornate alle vostre gare sportive e vi concentrate sui minuti che precedono l’inizio della competizione, vi troverete a ripetervi mantra e a caricarvi emotivamente. Quindi per rendere al meglio durante una competizione sportiva il nostro livello di stress deve essere sufficientemente alto (punto 3).  

La domanda che può sorgere dopo aver delineato questi tre punti credo sia: come faccio a portare il mio stress nella parte della curva indicata con il nome “eustress”, così da rendere la mia performance sportiva massima? Per rispondere a questa domanda bisogna saper rispondere a una ulteriore domanda: dove sono io su questa curva? Sono nella parte destra? Quanto sono a destra? Sono a sinistra? Quanto a sinistra?

Per capire come devo agire sul mio livello di stress, per massimizzare la mia performance sportiva devo sapere il mio attuale livello di stress. Ogni strategia deve essere connessa a quanto è alto il mio attuale livello di stress, per fare in modo da renderla efficace. Inoltre non esistono strategie universali, ma soltanto strategie individuali. Devo sapere cosa funziona per me a quel dato livello di stress. Questa complessità può apparire insoddisfacente, ma se imparo a conoscermi e a conoscere la mia curva dello stress le mie prestazioni potrebbero beneficiarne notevolmente. Per un approfondimento di questa seconda parte e delle modalità per conoscere dove sono posizionato sulla curva dello stress vi rimando alla prossima puntata.

cesare.picco@psicologibusto.it